Paesaggio

"La Valtellina si inserisce pienamente in quei processi generali, tanto sotto il profilo della presenza (e della costruzione) di un’ampia varietà di paesaggi, ciascuno portatore di valori specifici, quanto sotto quello delle degradanti pressioni che su di essi, talora in forma smodata, come accade nel fondovalle, ma non solo, insistono. E senza che da ciò siano esclusi pure alcuni valori dichiaratamente “eccezionali”, come accade per il Parco Nazionale dello Stelvio. Prodotti di una storia naturale o umana, o più spesso derivanti dalle relazioni tra esse, i paesaggi della Valtellina si può dire, fuori da ogni retorica, siano rappresentativi di buona parte, se non della totalità, delle tipologie paesaggistiche rinvenibili nelle Alpi.
Da un punto di vista geografico, concorre a ciò il suo dislocarsi, con andamento differenziato tra il primo tratto (est-ovest) e il secondo (nord-sud), lungo circa 120 chilometri e su un intervallo altimetrico di quasi 4 chilometri, dai 200 agli oltre 4000 metri del Monte Bernina. Se risulta prevalente la parte di territorio montuoso, con oltre il 70% posto al di sopra dei 1500 m s.l.m., sono comunque oltre 200 i km2 che si sviluppano sotto i 500 m di quota e che ricomprendono le superfici pianeggianti del fondovalle. Ad approfondire la varietà ambientale derivante da tali condizioni, intervengono, soprattutto per i versanti della bassa e media valle, le differenze in termini di acclività e, soprattutto, la specularità dell’esposizione, determinante le ben osservabili difformità, in termini anche di adattamento alle necessità umane, tra il versante retico, orientato a Sud, e quindi interessato da un forte irraggiamento solare, e quello orobico, rivolto a Nord.  D’altro lato, i paesaggi che osserviamo nella valle sono il prodotto di una presenza umana estesa su un arco cronologico assai ampio, a partire almeno dal tardo neolitico come testimoniano le incisioni della Rupe Magna di Grosio.
Nelle sue interazioni con il substrato ambientale, e attraverso le sue mutevoli caratterizzazioni economiche, politiche e culturali, tale storia ha generato un mosaico paesaggistico se non unico in contesto alpino, certo molto raro.  Normale, e necessario, quindi interrogarsi sullo stato attuale e sul futuro di tale ricchezza, sulla sua gestione e sui percorsi di valorizzazione. L'esame sui paesaggi valtellinesi trova peraltro completezza solo dentro una più ampia analisi dei fenomeni e delle forze che governano, a scale superiori, la loro costruzione e la loro evoluzione. In questo senso va intesa la precisa scelta organizzativa di coniugare e completare lo sguardo sui paesaggi locali con quello su realtà analoghe e comparabili, esterne alla valle, e, ancor più, con lo sforzo di ricondurne la lettura, e la comprensione, entro schemi interpretativi più generali, fuori dalle strette e, spesso, insufficienti maglie del locale. Del resto il paesaggio è ovunque. E anche il suo studio non può esulare da tale considerazione." L. Bonardi
Un corso finalizzato all'approfondimento di queste tematiche è stato organizzato congiuntamente con gli Ordini professionali degli Architetti P.P.C. e degli Ingegneri della Provincia di Sondrio, dei Geologi della Lombardia e dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali delle Province di Como-Lecco-Sondrio. Ne è derivato un ottimo contributo culturale stimolando quell’apporto interdisciplinare che solo è in grado di conoscere e comprendere la particolare complessità del paesaggio culturale.