Masegra

Unico rimasto dei tre fortilizi che dominavano il borgo di Sondrio, il Castel Masegra si erge in cima all’omonima rupe sulla sponda sinistra del torrente Mallero, baricentro del sistema fortificato che anticamente vedeva da una parte il castello dei Santi Giorgio e Lorenzo, poi trasformato in convento, e dall’altra la torre di Moncucco, da tempo demolita. L’origine del nome è incerta: Masegra potrebbe indicare “podere” (da massa), ma anche “luogo ingombro e coperto da sassi” (da masseto). La costruzione attuale a pianta trapezoidale, con il lato maggiore rivolto a sud verso la città, a picco sulle rocce ora coperte da vigne e folta vegetazione, è il risultato di una complessa vicenda architettonica che attraversa dieci secoli. Se ne conserva memoria nei suoi elementi costruttivi e decorativi, e in antichi documenti di alcune tra le più importanti famiglie valligiane. Molti siti, in posizione elevata e dominanti su ampie porzioni della valle, avevano attirato l’attenzione dell’uomo già in epoca preistorica, ne sono testimonianza anche nell’area di Sondrio numerosi ritrovamenti di rocce con coppelle rituali e superfici istoriate a figure antropomorfe.

Solo successivamente alcuni luoghi di maggior interesse strategico lungo le valli dell’Adda e della Mera vennero muniti di complessi difensivi, come il borgo di Teglio, citato nel VI secolo dal vescovo Ennodio, o Chiavenna, sulla direttrice di uno dei principali itinerari di epoca romana attraverso le Alpi. Sotto il ferreo controllo della famiglia dei Capitanei, detentori del feudo che comprendeva le pievi di Sondrio e Berbenno, il castel Masegra era inserito in un efficace sistema di torri di segnalazione e fortilizi che si sviluppava lungo tutto il territorio della Media Valtellina, inoltrandosi anche in Valmalenco, a controllo e protezione dei transiti lungo la valle dell’Adda e verso l’Alta Engadina attraverso la strada cavallera del Muretto. Dal maniero si poteva comunicare con gli altri presidi, da torre a torre, con segnali di fumo, luminosi o acustici.