Indagini intonaci

S. Romerio

Le superfici interne della chiesa risultano pesantemente rimaneggiate con intonaci soprammessi di forte spessore con finitura a calce a suggerire l’uniformità generale delle pareti. Dove emerge ancora la finitura originale, solamente coperta dalla finitura a calce, un’attenta osservazione a luce radente consente di osservare l’apparecchiatura muraria costituita da conci litici irregolari in ampio letto di malta segnato da stilature a cazzuola, finitura tipica degli edifici romanici della provincia di Sondrio.
Lo stato di degrado delle superfici dipende dall’esposizione dei fronti; in particolare sul perimetro dei fronti Nord, Est ed Ovest si osserva una forte umidità ascensionale, evidente soprattutto nelle pareti interne, che non è stata risolta dall’intervento di drenaggio perimetrale effettuato da alcuni decenni.
Sui fronti esterni è ampiamente diffuso un degrado biologico che causa un'evidente interferenza cromatica e, nei casi in cui si sviluppa nel substrato dell’intonaco, il distacco dello stesso: la colonizzazione biologica interessa particolarmente gli elementi lapidei dei fronti meno esposti all’irraggiamento solare.
I fenomeni di degrado all’interno sono concentrati per lo più nella parte bassa delle murature e nei punti dove il dilavamento dell’acqua favorisce la formazione di efflorescenze, alterazioni cromatiche, polverizzazione, esfoliazione, disgregazione e distacchi degli strati superficiali delle finiture.
Nella cappella di S. Antonio Abate si osserva un rilevante stato fessurativo e di degrado generale, che ha portato ad effettuare numerosi interventi incongrui.
L’esecuzione dei rilievi stratigrafici e l’analisi del degrado delle superfici della chiesa di S. Romerio è stata effettuata unendo le competenze di due restauratori, uno svizzero ed uno italiano, che hanno operato in un positivo clima di collaborazione e di sinergia.