Conservazione programmata: esperienze, idee e proposte per il patrimonio culturale

Sessione 2

La seconda sessione del convegno è ruotata attorno al tema della “Conservazione Preventiva e Programmata” del patrimonio culturale: la C.P.P. costituisce un cambio di paradigma, oggi più che mai necessario nella conservazione che deve passare dall'intervento occasionale alla cura strutturata del bene. Significa inserire la conservazione in un flusso che va dalla diagnostica preliminare al monitoraggio, alla programmazione, alla manutenzione ed alla valorizzazione.
A livello nazionale la coscienza della necessità di un corretto approccio alla conservazione affonda le proprie radici nelle idee di Giovanni Urbani, che era direttore dell'ICR negli anni '70; all'estero  esistono alcuni significativi esempi di pratiche di conservazione in corso già da alcuni decenni. Un approccio molto efficace è rappresentato dal modello  Monumentwatch, rappresentato da associazioni sorte soprattutto nei Paesi Bassi e nelle Fiandre che si occupano di tutela attiva svolgendo attività di prevenzione, conservazione, manutenzione.
Durante il convegno sono stati presentati casi di studio relativi al contesto nazionale ed internazionale: hanno tra l’altro portato la loro esperienza dal Belgio Manoelle Verbeeck, direttrice di Monumentwatch Vlandeer, e dall’Inghilterra Nigel Dann, che hanno ben messo in evidenza i successi, ma anche le difficoltà dell’approccio alla conservazione. Per condividere l’esperienza in corso sul nostro territorio alcune significative pratiche italiane sono state presentate con riferimento sia alle attività svolte in Valtellina che a quanto nel recente passato attuato in Liguria.
Il fondamentale contributo di Rossella Moioli ha bene messo in evidenza come risulti indispensabile valutare la sostenibilità economica delle pratiche di Conservazione Preventiva e Programmata, ma ciò non possa prescindere da un'analisi effettuata nel lungo termine, mettendo in conto componenti economiche non immediatamente quantificabili, che risultano tuttavia essenziali per una corretta valutazione dell’impatto di tale pratica non solo sugli edifici, ma anche sulla crescita culturale ed economica di tutto il contesto territoriale in cui essi risultano inseriti.