Conservazione

 

"La conservazione programmata è una procedura innovativa, pensata come passaggio dal restauro, come evento, alla conservazione come processo di lungo periodo. Essa è qualcosa di più della manutenzione e del monitoraggio: è una strategia complessa, che riunisce la mitigazione dei rischi di grande scala e un’accurata organizzazione delle attività quotidiane. Attuarla è dunque qualcosa di più che fare manutenzione: significa impiantare uno scenario nuovo, ponendo questioni sulle strategie e sui nessi tra le attività conservative e i processi di sviluppo locale. Se il capitale umano è un parametro interessante per valutare un’economia, la conservazione conta per il suo impatto sulla capacità di dubitare, di imparare, di innovare: in altre parole, il focus si sposta dal patrimonio come asset dato, alle attività conservative come opportunità per accrescere il capitale intellettuale. La tesi di fondo è che la conservazione programmata fornisce più esternalità positive, e rende la loro gestione più facile di quanto non avvenga nel tradizionale modello di restauro/promozione." S. Della Torre
La conservazione viene quindi sviluppata sulla base di un approccio sistemico ed una visione di tutela di lungo termine, che intende interagire in modo positivo la presenza sul territorio del patrimonio, ricevendone stimoli e fornendo proposte operative. Il processo della conservazione programmata apre ad una proiezione di ampio spessore, condotta attraverso attività di restauro e di conservazione preventiva finalizzata alla valorizzazione, in un’ottica d’azione migliorativa dello stato di conservazione del manufatto tramite un uso adeguato, rispettoso e sostenibile del bene vincolato. In linea con l’attuale normativa italiana, la strategia della Conservazione Programmata sviluppa al suo interno gli ambiti della conoscenza, della conservazione, della valorizzazione e dell’uso corretto del patrimonio architettonico, comprendendo quindi quella coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Inoltre approfondisce le tematiche della manutenzione in relazione al patrimonio storico architettonico riallacciandosi, ma ampliando le prescrizioni previste dalla normativa dei lavori pubblici per la redazione dei Piani di manutenzione. Il nuovo approccio consente di superare l’ottica puramente prestazionale insita nel concetto di “manutenzione”, che contiene la subordinazione della gestione del bene al soddisfacimento di requisiti e valori standard, per giungere, invece, al concetto di “conservazione” dove il livello prestazionale è utilizzato per stabilire la scadenza dei controlli o per definire quelle azioni preventive che assicurano nel tempo l’integrità materiale del manufatto.